Barbara

Dedicato a Pantera

Diversi anni fa ero solita andare in vacanza in Liguria con i miei genitori, in una casetta a Rapallo.
Un bel giorno si presentò alla mia porta un bellissimo gatto nero, già adulto: era randagio ma in buone condizioni, infatti le persone lì vicino mi dissero che era un girovago e che cercava da mangiare nelle case dei villeggianti. Ognuno gli aveva dato un nome a proprio piacimento, io lo chiamai Pantera perché mi sembrava proprio questo felino in miniatura.

Tra noi fu subito empatia, mi si accoccolava in braccio e mi correva incontro appena tornavo dalla spiaggia e non andava più dagli altri vicini.
Alla mattina mi aspettava davanti alla porta, vedevo la sua coda avanti e indietro attraverso le persiane e, non appena mia mamma apriva la porta mi balzava felice sul letto!
Quanta gioia mi dava... ma ahimè, le vacanze volgevano al termine ed io dovevo rientrare in città.

Non vi dico i pianti, mi ricordo ancora che lo guardavo dal finestrino dell'auto mentre lasciavamo la casa vacanza e mi sembrava di abbandonarlo mentre lui restava fermo nel giardinetto.

Passò un anno, tornarono le vacanze e noi partimmo ancora per la stessa casetta, chissà Pantera, quanto l’avevo pensato, quanta nostalgia del suo bel musetto!

Non ci crederete, ma quando arrivammo lui era lì, nel giardino di casa e sembrava ci stesse aspettando!
Lo presi subito in braccio e per tutte le vacanze lui stette a casa con me, come se fosse la cosa più naturale del mondo.
Non si era dimenticato di me, come io non potevo dimenticarmi di lui, e quando le vacanze finirono si ripresentò il dolore del distacco.

E quando tornai in città presi una decisione: sarei tornata con un trasportino e l’avrei portato a casa con me, così saremmo stati sempre insieme.
E così feci: con una mia amica partimmo tutte equipaggiate ed arrivammo al mare.
Lui non c’era, ovviamente non era il periodo giusto, ma dopo un po' lo vidi, lo chiamai e lui corse verso di me.

Dopo qualche coccola cercai di prenderlo per metterlo nel trasportino ma non mi aspettavo una reazione di ribellione così intensa: non voleva, sembrava che mi guardasse in modo accusatorio, come se io volessi imprigionarlo.
A malincuore dovetti desistere e tornai a casa a mani vuote.

Lo rividi l’anno seguente e quello dopo ancora, capii che potevo godere della sua presenza solo in quel periodo estivo.
Ma un’estate purtroppo al mio arrivo non lo vidi, capii subito che non era un bel segnale, qualcosa non andava. Pantera non c’era più, aveva attraversato il Ponte Arcobaleno ed io non ebbi la possibilità di salutarlo.

Ho sofferto tanto, quella vacanza fu triste e vuota senza il suo musetto: se fossi riuscita a portarlo a casa magari avrei potuto curarlo, magari... ma lui era uno spirito libero: valeva la pena fargli passare gli anni che gli restavano da vivere chiuso in un appartamento invece che scorrazzare felice nei giardini e nei prati?
No, ma volevo che il suo ricordo restasse indelebile e così, ecco spiegato il mio tatuaggio!
E’ proprio lui, Pantera, che ho tatuato su un braccio e Laura, una cara amica, mi ha fatto un ritratto che ho appeso nella mia camera.

Anche adesso ho un gatto nero, un po’ me lo ricorda... ma che meravigliose creature sono i gatti e se qualcuno afferma che quelli neri portano sfortuna beh... non sanno invece che la fortuna sta nel guardare gli occhi di queste anime che ti attraversano il cuore nello spazio di un nanosecondo e lì ci restano per sempre!

E tu Pantera nel mio cuore ci sei sempre rimasto...


Barbara e Pantera (dipinto di Laura)


particolare

Le foto sono state fatte da Barbara e vengono rilasciate attraverso una licenza Creative Commons (creativecommons.org/licenses/by-nc-nd/3.0/deed.it).